​

Equipaggiamento

Le truppe italiane adottarono fin dal 1908 uniformi da campo di panno grigio-verde, colore scelto in quanto ritenuto rappresentativo delle tonalità medie del paesaggio italiano.

La giubba non aveva spalline, ma dei rilievi imbottiti per trattenere le cinghie dello zaino e del fucile. I pantaloni erano alla zuava; le gambe erano avvolte dalle cosiddette “fasce mollettiere” di panno grigio verde.

Gli scarponi, chiodati, erano di colore nero o bruno chiaro.

​

Il lungo pastrano adottato nei primi mesi di guerra venne rapidamente rimpiazzato da una mantella in panno grigio-verde.

Dall’autunno del 1915, oltre, al berretto in panno con visiera, l’esercito italiano adottò, per la protezione del capo, l’elmetto francese “Adrian”.

​

Il cinturone e le 4 cartucciere erano di cuoio grigio-verde.

L’equipaggiamento ordinario era completato dalla borraccia, dallo zaino completo di bastoni e telo tenda, e dall’immancabile vanghetta da trincea.

​

Per le operazioni in alta montagna venne adottata una sovra-divisa mimetica bianca da indossare sopra l’uniforme ordinaria; è da notare che tale tenuta non forniva nessuna ulteriore protezione dal freddo. Una particolare mascherina antiriflesso completava la dotazione.

Fante del 215° reggimento Fanteria della Brigata Tevere, operante sul fronte di Bocche (Mostra  “La Gran Vera”)

Per la protezione dei piedi, soprattutto durante i turni di guardia, vennero fornite lunghe uose, soprascarpe,  e stivali in feltro e legno. Vennero ideate, inoltre, “cassette scaldapiedi” in lamiera; tali marchingegni dovevano essere riempiti con calce viva sulla quale doveva essere buttata acqua; la reazione chimica avrebbe generato calore per la sentinella che vi montava sopra.

Allo scoppio della guerra l’equipaggiamento era, comunque, insufficiente, tanto che nel manifesto di chiamata alle armi veniva autorizzato l’uso di abbigliamento e calzature personali ed anche la popolazione fu invitata ad inviare ai soldati indumenti di lana.